Capitolo Undici/1. Berkeley filosofo dell'immaterialismo.
Introduzione. Vecchio e nuovo.
Gi nella seconda met del Seicento in Inghilterra vi era chi,
come Charles Blount, affermava: La ragione  la sola dama che io
corteggi e a lei soltanto sono disposto a manifestare la mia
devozione; e quindi rifiutava la teologia e la dogmatica come
irrazionali. In particolare egli si scagliava contro il dogma del
peccato originale, considerato inaccettabile perch pretendeva che
ricadesse sugli uomini una colpa da loro non commessa. Ma si
trattava ancora di un caso isolato.
All'inizio del secolo seguente questi casi si moltiplicarono in
breve tempo e nacque il movimento dei Liberi Pensatori.
Rifacendosi soprattutto al Saggio sull'intelletto umano di J.
Locke, alcuni intellettuali coraggiosi e spregiudicati
pubblicarono una serie di opere che li posero al centro
dell'attenzione. Essi criticavano la Bibbia, la dottrina
cristiana, la dogmatica (Quaderno secondo/7, Capitolo Dodici/1).
Le loro tesi provocatorie favorirono il confronto fra il vecchio e
il nuovo, fra i sostenitori dell'antica fede da una parte e i
sostenitori dell'empirismo, del metodo scientifico e del deismo
dall'altra. Il punto di forza dei fautori del nuovo stava nel
sentirsi dalla parte del progresso scientifico, che scardinava la
vecchia fisica e quindi anche la metafisica, compresa quella parte
che va sotto il nome di teologia razionale. Essi, seguendo la
linea razionalista ed empirista, credevano che la ragione fosse da
porre al di sopra di tutto e che l'unica fonte di conoscenza fosse
l'esperienza. I Liberi Pensatori si imposero in poco tempo nei
salotti londinesi dell'epoca e suscitarono un grande dibattito.
Apparentemente meno provocatorio, ma in realt ugualmente
pericoloso per il cristianesimo - anche per il grande prestigio di
chi lo proponeva -, era il discorso teologico di Newton.
Avvalendosi dei risultati delle sue scoperte nel campo della
fisica, egli aveva proposto una nuova concezione teologica che
trasformava l'immagine personalistica di Dio in quella del Grande
Orologiaio (v. Quaderno secondo/2, Capitolo Quattro,
Introduzione), che governa il mondo imponendo a tutto l'universo
leggi matematicamente perfette.
I sostenitori delle opinioni tradizionali sulla religione e sulla
morale, pur essendo numerosi ed agguerriti, si rifacevano ancora
all'apologetica tradizionale, la quale a sua volta si basava sulla
vecchia metafisica scolastica. Ci rendeva i loro sforzi piuttosto
deboli ed inefficaci. D'altra parte essi si rendevano conto che la
nuova metafisica di tipo cartesiano era per loro pericolosa perch
portava al meccanicismo e al determinismo, rendeva incomprensibile
la concezione personalistica di Dio, la possibilit dei miracoli,
la libert umana.
Se i fautori del vecchio erano spesso a corto di ragioni, erano
per appoggiati dalle universit, dal Parlamento e dal potere
politico in generale (la Chiesa episcopaliana, a cui Berkeley
apparteneva, era in Inghilterra Chiesa di Stato) e riuscivano
talvolta a far condannare le opere dei filosofi nuovi (e in
qualche caso non solo le opere). Il dibattito comunque era
accesissimo anche sulla stampa.
In questo contesto s'inseriscono le riflessioni di Berkeley. Che
un vescovo anglicano fosse in grado di fare delle provocazioni
cos incisive e pertinenti in campo filosofico fu una sorpresa.
Egli utilizz in modo magistrale contro i suoi avversari le
conclusioni a cui essi erano giunti, cio il determinismo e il
materialismo. La sua arma preferita fu il cosiddetto rasoio di
Berkeley, cio l' esse est percipi (confronta manuale, pagina
250), che si inseriva perfettamente nella tradizione filosofica
inglese, la quale aveva gi avuto un illustre precedente nel
rasoio di Ockham (confronta manuale, volume primo, pagina 249).


G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/6. Capitolo
Undici/1. Introduzione.
Berkeley si confronta con i "liberi pensatori"
Berkeley, che ebbe occasione di viaggiare per l'Europa (visit
anche il nostro paese in lungo e in largo), si era fatto l'idea
che ormai il vecchio continente fosse in decadenza e che
bisognasse rivolgersi ai popoli giovani. Cos nel 1728 egli part
per l'America e risiedette per tre anni nel Rhode Island prima di
tornare in Inghilterra [Gli Stati Uniti hanno poi ricambiato
questa sua simpatia per il Nuovo Mondo dedicandogli una citt
della California con la sua celebre universit]. In questo periodo
Berkeley scrisse L'Alcifrone, una delle sue opere pi importanti,
in cui si confronta con i Liberi Pensatori. Essa presenta la loro
posizione e le proprie osservazioni in forma dialogica.
Per bocca di Alcifrone i Liberi Pensatori enumerano le critiche
alla religione e alla morale tradizionale. Nel riportare le loro
opinioni, Berkeley tiene presente gli scritti di Toland, di
Collins, di Tindal e di altri (vedi Quaderno secondo/7, capitolo
Dodici/1), ma ricorda anche che nei salotti dell'epoca si diceva
molto di pi ed in modo pi esplicito. A questo proposito egli
sottolinea l'entusiasmo con cui fu accolta la notizia che Collins
aveva elaborato una dimostrazione della non esistenza di Dio che
 chiara come la luce del giorno e far un mondo di bene,
demolendo con un soffio l'intero sistema della religione.
Partendo dalle guerre di religione e dalle dispute teologiche, da
cui il mondo  stato straordinariamente appestato, i Liberi
Pensatori traevano la conclusione che la religione tradizionale,
sia nella forma papista sia in quella riformata, era diventata
improponibile. Il fatto poi che gli esponenti delle varie sette si
erano scomunicati gli uni con gli altri doveva portare un
osservatore attento e imparziale a rifiutarle tutte.
Solo attraverso l'ateismo e il materialismo - questa  la
conclusione cui essi giungono nell'opera di Berkeley - avverr la
liberazione dell'uomo che oggi  oppresso dalla religione e dalla
morale. Con il trionfo del materialismo la natura umana,
finalmente liberata, far emergere tutta la sua positivit, ora
compressa, e la societ ne ricaver grandi benefici.
L'atteggiamento provocatorio dei Liberi Pensatori si allargava poi
anche al campo della morale e viene riassunto nell'opera di
Berkeley con la frase: Il vizio  una bella cosa con un brutto
nome; infatti essi erano convinti che gli spendaccioni, gli
ubriaconi, i giocatori d'azzardo svolgessero un ruolo positivo per
la societ perch facevano girare i soldi e quindi favorivano la
diffusione del benessere.
La risposta di Berkeley  cos riassumibile: le guerre di
religione sono colpa degli uomini e non della religione cristiana;
se le discussioni sulla grazia e altre simili questioni sembrano
tanto assurde, non bisogna dimenticare che anche intorno a
concetti scientifici come forza e moto si  discusso tanto e
si continua a discutere. Per quanto riguarda il materialismo,
Berkeley, utilizzando il suo rasoio (esse est percipi), osserva
che esso non  n dimostrato, n dimostrabile, anzi che si tratta
di un chiaro esempio di metafisica che si pone in palese
contraddizione con le proprie premesse metodologiche. Per quanto
riguarda infine le promesse di liberazione dell'uomo fatte dai
Liberi Pensatori e dai materialisti, Berkeley fa presente che per
coerenza il materialismo non pu portare che al determinismo e
quindi alla negazione della libert.


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Undici/1. Introduzione.
Berkeley si confronta con Newton.
Oltre che con i Liberi Pensatori, Berkeley si confront anche con
Newton in diverse opere; di esse ricordiamo soprattutto il De
Motu, scritto in occasione di un concorso bandito dall'Accademia
di Francia, in cui affronta la questione dello spazio assoluto e
del tempo assoluto.
Newton aveva affermato nel suo Scholium generale che pur essendo
certo dell'esistenza della forza di gravit in tutto l'universo,
non era per ancora in grado di spiegare la ragione e la causa di
questo fenomeno. Quindi egli concludeva con un'espressione
divenuta famosa:  Hypotheses non fingo  (non invento ipotesi).
Ma alcuni osservarono che questo suo impegno metodologico non
aveva un riscontro cos rigido nei fatti se non altro perch egli
non era andato sul Sole, sulla Luna o su Saturno per verificare
empiricamente la validit della sua legge di gravitazione. Ai
critici il grande scienziato rispondeva facendo osservare che la
sua legge non solo era in grado di spiegare i movimenti dei corpi
celesti nello spazio, ma anche di verificare fenomeni avvenuti nel
passato e di anticipare le posizioni future degli astri. E ci
doveva bastare.
Newton per era costretto a introdurre anche le nozioni di spazio
assoluto e di tempo assoluto. Infatti le tre leggi del
movimento, con cui egli riassumeva tutti gli studi della scienza
moderna sulla fisica del moto, introducendo i nuovi concetti di
quiete e di moto rettilineo uniforme, presupponevano
necessariamente un sistema di riferimento rispetto al quale
l'oggetto considerato potesse dirsi in quiete o in movimento.
Siccome poi il primo sistema di riferimento rinviava
necessariamente ad altri pi ampi, per evitare che ci potesse
continuare all'infinito, Newton si trov nella necessit
d'inserire i due concetti di spazio assoluto e di tempo
assoluto.
Berkeley, partendo dal presupposto strettamente empiristico che il
significato di una parola  proporzionato alla quantit di
esperienza sensibile che questa sottende, giunge facilmente nel De
Motu ad osservare che lo spazio assoluto e il tempo assoluto
di Newton sono espressioni verbali senza alcun fondamento
nell'esperienza sensibile e quindi vuote parole. La sua
conclusione  che questi concetti sono il frutto della fantasia
dello scienziato e non possono far parte di alcuna seria teoria
scientifica.
Continuando la sua critica, Berkeley osserva poi che anche il
concetto di gravit non  fondato sull'esperienza sensibile,
perch noi non vediamo la gravit, ma solo corpi in movimento e
conclude accusando Newton di aver reintrodotto le qualit occulte
nel campo della fisica.
In conclusione il concetto di sostanza, di gravit, di corpuscoli,
di spazio e tempo assoluti, la distinzione fra qualit primarie e
secondarie ed altri elementi fondamentali dell'epistemologia
newtoniana venivano messe in discussione dall'empirismo radicale
di Berkeley, dal suo  esse est percipi . Convinto della forza
dei suoi ragionamenti egli arriv a scrivere nei suoi Taccuini:
Newton postula il suo principio, io dimostro il mio.


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Undici/1. Introduzione.
Lo strumentalismo di Berkeley.
La valutazione generale che Berkeley faceva del valore delle leggi
scientifiche di Newton era la seguente: non si trattava affatto
della descrizione della vera realt del mondo, ma di un insieme di
ipotesi matematiche che mettevano in grado di formulare
previsioni. Le pretese conoscitive della scienza moderna dovevano
quindi essere ridimensionate. Su questa sua posizione critica gli
epistemologi si sono soffermati con particolare attenzione.
Gi nel secolo scorso, in pieno clima positivista, l'epistemologo
E. Mach, seguito poi da H. Hertz e da altri, arriv a conclusioni
molto simili a quelle di Berkeley. Mach non conosceva il filosofo
irlandese e ritenne che le sue intuizioni fossero nuove ed
originali. Fu Lenin, il famoso rivoluzionario marxista, che
sottoline questa affinit tra il vescovo anglicano e il
materialista tedesco per richiamare i materialisti alla vigilanza
contro il pericolo di cadere nell'idealismo, pericolo ben presente
nel materialismo di tipo classico e che Lenin riteneva si potesse
scongiurare solo con la scelta del materialismo dialettico, quello
marxiano.
Nel nostro secolo una particolare attenzione a Berkeley  stata
rivolta soprattutto da K. R. Popper [confronta K. Popper, Nota su
Berkeley quale precursore di Mach e Einstein, in Congetture e
confutazioni, Il Mulino, Bologna, 1972, pagine 294 e seguente].
Egli divide le correnti epistemologiche in essenzialista (quella
che ritiene che la scienza sia in grado di raggiungere l'essenza,
cio la verit ultima, definitiva), realista (quella che ritiene
che ci che afferma la scienza sia vero anche se non certo) e
strumentalista (gli strumenti che la scienza ci offre sono
destinati a rimanere sempre nel campo delle ipotesi). Pur
prendendo le distanze dalla posizione strumentalista di Berkeley,
Popper, che si professa realista, riconosce comunque al filosofo
irlandese il grande merito di aver messo in evidenza le
insufficienze metodologiche dell'essenzialismo quando tutti gli
epistemologi dell'epoca erano invece schierati su questa (errata)
posizione.
